Lo ha chiesto Manpower, con una ricerca, agli imprenditori italiani
I giorni più bui della crisi sembrano essere alle spalle, i manager e le aziende italiane hanno recuperato un certo ottimismo e ora guardano al futuro dell’economia del Paese con positiva predisposizione. Questo lo scenario prospettato dall’indagine “Imprese e Futuro” condotta dall’ufficio studi di Manpower nel mese di maggio, per indagare il sentire delle aziende italiane rispetto alla situazione economica attuale ma soprattutto le aspettative per il prossimo futuro. La survey, che ha coinvolto oltre 1000 imprese sparse su tutto il territorio nazionale, appartenenti a differenti settori industriali e differente classe dimensionale, restituisce uno spaccato concreto e positivo, dal quale emerge in prospettiva un percorso di ri-crescita che passa da alcune variabili imprescindibili: il ruolo chiave delle risorse umane e la flessibilità, in tutte le sue accezioni.
Il 45% degli imprenditori intervistati prevede infatti nel prossimo triennio una decisa ripresa del sistema economico e in generale esprime fiducia sulle prospettive dei mercati. Scenario positivo confermato anche dalla previsioni di fatturato che seguono direttamente e proporzionalmente le aspettative di mercato (il 44% prevede fatturati in crescita già nel 2010 rispetto al 2009). A ‘pensare positivo’ sono soprattutto le grandi, mentre più caute appaiono le Piccole e Medie imprese sia per quanto riguarda i mercati che i fatturati previsionali fino al 2013.
Dall’indagine emerge tuttavia come la crisi abbia in parte rimodellato le aziende, chiamandole a una revisione, quando non a un capovolgimento, degli asset. Fondamentale è ad esempio lo sforzo che le imprese stanno compiendo per ridefinire i business model strategici (vi sta lavorando con determinazione il 65% delle imprese), con la consapevolezza - non solo per le grandi - che questo sarà necessariamente influenzato da variabili di natura internazionale. Aziende, quindi, pronte a rinnovarsi per rispondere alle esigenze dei mercati globalizzati e più attente alla distribuzione dei fondi. Dopo molti anni di ascesa incontrastata, soffrono oggi e continueranno a farlo i budget nell’area promozionale classica: il 32,5% delle aziende intervistate ridurrà ulteriormente i fondi destinati alla comunicazione e il 29,6 quelli sul marketing. Resistono, invece, gli investimenti volti a migliorare la presenza delle aziende sul web, considerato sempre più non solo vetrina, ma canale diretto di vendita, e crescono quelli in ricerca e sviluppo: il 91% del campione, dichiara, infatti di voler investire importanti risorse in quest’area.
Incoraggiante e in ripresa anche il dato che fotografa le prospettive occupazionali per i già lavoratori: in vista dell’implementazione di nuovi business model, le aziende confermano un trend di investimenti sul personale interno decisamente positivo. Investimenti volti a ottimizzare i processi di selezione, di formazione, i percorsi motivazionali e di collaboration. A riprova di ciò, il 42% delle aziende ha già avviato il processo di riorganizzazione e ottimizzazione del personale, partendo dalle figure manager e top manager (in questo caso sono le grandi imprese a dettare il passo) e un ulteriore 23% ha in programma e sta ragionando su un ‘giro di poltrone’ ai vertici.
Una vera e propria rivoluzione è in atto anche rispetto a soluzioni che impattino direttamente sulla cultura del merito, sulla gestione del clima interno e sulla misurazione delle performance, aspetti su cui le imprese italiane si rivelano innovative e dinamiche. Oltre il 65%, infatti, ha già implementato - o sta per farlo - strumenti e modelli volti a ottimizzare i risultati del personale, il 28% è in fase di valutazione di sistemi specifici e solo l’8% non pensa di farvi ricorso.
Se cresce l’attenzione ai risultati, aumenta di pari passo la sensibilità e l’attenzione alla formazione, in particolare su competenze specifiche.
Interrogato nello specifico sulle modalità contrattuali, il 78% del campione si dichiara favorevole alle forme di gestione del contratto di lavoro flessibili: il 41% degli intervistati ha sottolineato di far ricorso a Contratti a Tempo Determinato, il 21% a Contratti di Somministrazione Lavoro e il restante 37% fa ricorso ad altre forme gestionali, indice di un’esigenza particolarmente sentita di seguire - anche in termini di forza lavoro - l’andamento delle fluttuazioni internazionali.
A giudicare dal campione sentito da Manpower, la ripresa passa da tre strade: la rivalutazione dei modelli di business anche in relazione a uno scenario sempre più globale, dal ruolo chiave delle risorse umane interne all’aziende (sia da un punto di vista del merito, della formazione e delle performance), e dalla flessibilità gestionale, snodo decisivo, per competere a livello europeo e internazionale.