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79 MILIARDI DI EURO NEL 2009, MA I PAGAMENTI SONO IN RITARDO

23.06.2010
Authority appalti pubblici, presentata la Relazione annuale al Parlamento


“Il valore economico degli appalti pubblici nel 2009, per le gare di appalto di importo superiore alle 150.000 euro, ammonta a 79,3 miliardi di euro, pari al 6,6% del PIL”. Lo ha dichiarato ieri Luigi Giampaolino, Presidente dell’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, presentando nella Sala della Lupa a Montecitorio la Relazione annuale al Parlamento.

“La crescita della domanda in termini nominali è stata del 4,5%, ma la portata positiva di tale incremento è stata limitata dal ritardo dei pagamenti di cui non può che auspicarsi la piena e soddisfacente risoluzione. Questo diffuso problema è causa di pesanti implicazioni sull’equilibrio finanziario e sullo sviluppo stesso sia delle imprese che del mercato, specialmente in un momento, come quello attuale, di marcato rallentamento del ciclo economico”.

La preparazione tecnica delle amministrazioni appaltanti resta più importante barriera alla criminalità
“Il mercato degli appalti è troppo frammentato, soprattutto dalla parte delle stazioni appaltanti. Assistiamo infatti ad una polverizzazione della domanda, avente spesso ad oggetto lavori di modesta entità. La maggior parte riguarda gare di valore inferiore a 500.000 euro. Nel mercato degli appalti operano più di 13.000 stazioni appaltanti, spesso di minime dimensioni e prive di competenze specialistiche. E’ questo uno dei massimi problemi del settore, in quanto la preparazione tecnica dell’amministrazione rappresenta la prima barriera che si frappone al manifestarsi di episodi di malcostume”.

Troppi ricorsi alle procedure negoziate anomalia del mercato
“Una grave anomalia del sistema, constatata nel corso dell’anno, è rappresentata dal consistente aumento del ricorso alle procedure negoziate per i tutti i tipi di contratto. A tale fenomeno non è estranea la norma che ha innalzato a 500.000 euro la soglia per utilizzare tali procedure. In particolare le procedure negoziate senza previa pubblicazione del bando hanno rappresentato, sul totale dei contratti aggiudicati, il 24,6% e sul valore delle aggiudicazioni il 12,6% (1,3 miliardi di euro su 10,3 miliardi di euro) e i ribassi medi espressi da simili procedure sono stati pari al 16,9%, circa 5,5 punti percentuali in meno rispetto alla media dei ribassi delle procedure aperte.
“Le amministrazioni comunali sono state quelle che più hanno fatto ricorso a tali procedure nella classe di importo tra 150.000 e 500.000 euro, mentre nella classe superiore a 500.000 euro, tale primato spetta alle amministrazioni centrali.

Troppa regolamentazione, unitamente al contenzioso e all’invasività giudiziaria soffocano il mercato degli appalti
“L’eccessiva regolamentazione del settore a monte, la invasività giudiziaria a valle, e, tra i due, un sempre più ampio contenzioso, soffocano il mercato degli appalti e lo allontano dalle condizioni ottimali di concorrenza.
La iper-regolamentazione dovuta al proliferare di regole, non di rado dettate dalla necessità di adeguamento al diritto comunitario, doppiate dalle Regioni e dai Regolamenti attuativi, fanno del nostro paese la patria non più del diritto ma delle leggi. Con l’approvazione del nuovo Regolamento degli appalti il corpus giuridico del settore (Codice e Regolamento) assumerà le mastodontiche dimensioni di 615 articoli e 58 allegati per trasporre nella nostra legislazione i poco più di 150 articoli di cui si compongono le due direttive comunitarie che sono alla base del Codice.
Il settore invece è un mercato dinamico al quale occorrerebbe fornire il più possibile di linee guida basate sui principi delle direttive comunitarie e non una disciplina dettagliata che rischia di essere inefficiente e deresponsabilizzante. In mancanza di ciò sta avendo notevole impatto la funzione di regolazione “interpretativa” esercitata dall’Autorità: una sorta di soft law finalizzata a consentire il corretto funzionamento del mercato senza immobilizzarlo”.

Con gli arbitrati la PA soccombe nel 94% dei casi
“La circostanza che l’arbitrato rappresenti ormai una sorta di fase finale quasi costante delle procedure di affidamento dei contratti pubblici e che porti, con una regolarità quasi assoluta, alla soccombenza della Pubblica Amministrazione, rappresenta una vera e propria patologia del sistema. Nell’anno 2009 - ha proseguito Giampaolino - la percentuale di soccombenza totale o parziale della Pubblica Amministrazione, con riferimento complessivo agli arbitrati liberi ed amministrati, è risultata all’incirca del 94%, mentre solo nel 6% dei casi le domande dell’impresa sono state rigettate.

La banca dati nazionale sui contratti pubblici è uno strumento contro la corruzione
La trasformazione dell’Osservatorio dell’Autorità in una “Banca Dati Nazionale sui Contratti Pubblici (BDNCP)”, prevista dal disegno di legge anticorruzione del Governo, rappresenta uno strumento essenziale anche per la lotta al malaffare. La Banca Dati, grazie alla creazione della anagrafe unica dei contratti pubblici e a quella di tutte le Stazioni Appaltanti che ne rappresentano il contenuto innovatore, permetterà inoltre quell’azione di trasparenza e conoscenza di tutte le dinamiche degli appalti, che diviene supporto fondamentale per qualsiasi azione di vigilanza, controllo e di contrasto alla corruzione e per fornire al cittadino le informazioni, via internet e in tempo reale, in merito allo stato di avanzamento della realizzazione dei progetti e dei programmi di spesa.

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