Il Consiglio comunale di Mantova lo esclude dall’applicazione della legge regionale 13
Centro storico, Paiolo, Valsecchi, Cittadella, tutta l’area del Parco del Mincio, dal lago Superiore alla Vallazza, Belfiore, Te Brunetti, Fiera Catena, Formigosa, Valdaro: il consiglio comunale di Mantova ha escluso nella seduta di ieri l’intera area dall’applicazione del cosiddetto “Piano casa” varato dalla Regione con la legge 13 del luglio scorso.
Saranno solo le zone di Borgochiesanuova, Dosso del Corso, Lunetta/Frassino, Colle Aperto, Gambarara, Via Brennero/Legnaghese, una parte di Castelletto Borgo a poter godere del possibile aumento delle cubature dal 20 al 30 per cento, e delle opportunità, incluso uno sconto del 5% sugli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, potranno beneficiare anche i capannoni industriali e artigianali che sono presenti in queste aree.
Una possibilità provvisoria, dato che la legge ha validità di 18 mesi, durante i quali il consigliere Assunta Putignano ha raccomandato che si punti a ricostruire con criteri e soluzioni per il risparmio energetico.
La maggioranza ha deciso di non consentire quello che è stato definito uno “squilibrio” di buona parte del territorio comunale, poiché la legge stabilisce la facoltà per gli stessi comuni di individuare le porzioni di territorio dove non è applicabile la Legge 13. Una legge che il consigliere Matteo Gaddi ha definito impositiva per le autonomie comunali, dato che interviene in urbanistica, materia per antonomasia di competenza comunale.
“Semplice obiettivo del piano casa era muovere un’economia in crisi”, è stata la replica del PDL alle critiche all’iniziativa del Governo, mentre dall’IDV è stato un allarme su un provvedimento che, secondo Luigi Castaldo, potrebbe “favorire l’illegalità”.